martedì 19 ottobre 2010

ALLE RADICI DELLA DIFFERENZA: RITRATTO DI CARLA LONZI

Ho conosciuto Carla Lonzi per la prima volta durante un seminario di scrittura femminile intitolato “Donne che dovresti conoscere”. 

E si, Carla Lonzi pochi la conoscono oggi, ed io che ho seguito numerosi convegni e studi sull’emancipazione femminile, mai ho sentito nominare il nome di questa donna la cui voce era totalmente rivoluzionaria e fuori dal coro, per non dire scomoda. Così ho deciso di approfondire la conoscenza di questa figura anti-conformista, davvero emancipata, e di capire chi è Carla Lonzi e cosa voleva e vuole dirci a noi donne.  




È una critica d’arte quando decide di abbandonare la sua professione e  dedicarsi al femminismo, al gruppo di Rivolta Femminile dichiarando le pro­prie scelte rad­i­cali e pro­ponendo una prat­ica dell’autocoscienza che desta scal­pore e non poche ostil­ità.  La Lonzi e le sue donne non vanno in piazza, non marciano armate per le strade della città a gridare “Io sono mia”, “Io sono come l’uomo”, “Abbasso le mestruazioni”, e tutti gli slogan delle femministe di quegli anni che spendevano il loro tempo a imprecare contro gli uomini, considerati unica causa dei loro insuccessi o insoddisfazioni. La Lonzi invece propone un percorso assolutamente originale, dicendo alle donne che bisogna prima partire da sé. E come riuscirci? Attraverso i gruppi di autocoscienza. Questi gruppi di donne infatti si incontrano e tramite l’esperienza della scrittura autocoscienziale intraprenderanno un percorso di rottura: la soggettività femminile di elaborazione del pensiero, della ricerca e del fare,  si costruisce a "partire da sé"; in altre parole la pratica politica femminista dell’autocoscienza è al centro di una proposta ed un percorso di approfondimento e di riflessione su se stesse. Così attraverso questa pratica di scrittura, la Lonzi insieme a due amiche, scrive il 1° Manifesto di Rivolta Femminile che verra' pubblicato in "Sputiamo su Hegel - la donna clitoridea e la donna vaginale - e altri scritti". Questo e' un libro fondamentale nella storia del movimento femminista perche' affronta in modo assolutamente nuovo e radicale argomenti come il marxismo e l’importanza della sessualita' femminile, come scoperta di se stesse contro la passività imposta dal patriarcato. Qui riporto alcune frasi tratte dal manifesto:

La donna ha avuto l’esperienza di vedere ogni giorno distrutto quel che faceva.
Nulla o male è stato tramandato della presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità.
La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.
Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato  l’inferiorità della donna”. Sputiamo su Hegel

L’intero manifesto, fortemente anti-ideologico, è l’orgoglio della dif­ferenza con­tro la riven­di­cazione dell’uguaglianza. Per la Lonzi le femministe, come quelle dell’UDI, facevano un grosso errore, e cioè quello di rivendicare l’uguaglianza tra donne e uomini. “La donna non va definita in rapporto all'uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà”, diceva la Lonzi. Identificare dunque la donna all’uomo significava annullare l’unica via della liberazione. L’uguaglianza è un ten­ta­tivo ide­o­logico per asservire la donna a più alti liv­elli di potere. La Lonzi invece dice che lib­er­arsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell’uomo, ma esprimere il suo senso dell’esistenza e quindi della differenza. Quindi il femminismo della Lonzi è senza ideologie, perché ognuna di noi entra nello spazio della politica e del pensiero femminile con quello che è.   
Tanto altro si potrebbe dire di questa fantastica donna che si è staccata coraggiosamente dall’ideologia femminista degli anni settanta. È che ora Carla Lonzi non c’è più. È morta nel 1982 a Milano. Dei suoi scritti poco si riesce a recuperare. Alcune Biblioteche Universitarie, come quella di Lecce, conservano scrupolosamente le parole che dai lavori dei gruppi d’autocoscienza venivano fuori e che la Lonzi trascriveva su fogli sparsi qua e là e pubblicava attraverso la sua casa editrice autofinanziata. Dopo di lei ci sono state alcune donne che hanno raccontato delle sue idee nella speranza di rivendicare l’importanza di questi pensieri. È stato girato persino un documentario sulla Lonzi, che ha trovato spazio solo su RaiEducational. E ancora oggi continuano a sopravvivere nelle grandi città come Firenze e Milano, e all’estero come a Parigi, i gruppi di autocoscienza tra donne. 

Credo quindi che il mito della Lonzi non riuscirà mai a venire completamente fuori, dato la carica davvero rivoluzionaria dei suoi pensieri. Perché “Io sono Io” diceva la Lonzi a tutte le donne, come unica possibilità di continuare ad esistere, e anche, penso, come unico modo per poter resistere. Quindi continuare la strada iniziata e tracciata da Carla Lonzi può essere d'aiuto in un percorso di ricerca di liberazione, di costruzione di identità, alle donne e anche agli uomini di oggi. E a qualcuno tutto ciò sicuramente potrebbe non piacere…

1 commento:

  1. Enrico Schirò26 marzo 2011 08:52

    A proposito di Carla Lonzi invito al seminario non-didattico che si terrà alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma 3 a partire da Martedì 5 Aprile 2011 sul testo ‘Sputiamo su Hegel’.

    Chiunque sia interessato può trovare a questo link magiori dettagli

    http://www.facebook.com/event.php?eid=101824653235598

    o scrivere a enrico.schiro@gmail.com

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